sabato 20 luglio 2019

Pesaro: mercanti, mercati & ricordi

di Cristina Ortolani

 

Giorgio Lucenti, Giorgio Valchera e Luciano Cecchini (per la Famiglia Cermatori), capitanati dall'infaticabile Gianni Pentucci ci raccontano la nascita di alcuni tra i più conosciuti esercizi commerciali pesaresi, all'indomani della seconda guerra mondiale

 

 

- E la scerafata?

- Ehhh?

- Sì, la scerafata.

Certo, a scriverla non fa lo stesso effetto, deve essere la voce: una leggera impennata nel tono, e in una frazione di secondo siamo lì, a Pesaro, in piazzale Garibaldi ex piazzale del Mercato (Porta Cappuccina o Collina o Curina) o in qualche paese dell’entroterra, poca la differenza per chi spesso in piena notte sale sul camion e parte, alla conquista di nuovi clienti.

Da tempo ci giungono sollecitazioni riguardanti fiere, mercati, ambulanti, il commercio in genere: quella che segue è la cronaca di un paio di chiacchierate sul tema con quattro simpatici signori pesaresi, Giorgio Lucenti, Giorgio Valchera, Luciano Cecchini in rappresentanza della Famiglia Cermatori, capitanati dall’infaticabile Gianni Pentucci, appassionato collezionista di storie e reperti del tempo passato. Ci ripromettiamo di tornare sull’argomento in una prossima occasione, con maggiori e più circostanziati dettagli, ma il racconto è troppo ghiotto per non anticiparne subito almeno un capitolo. E chissà se il marketing è pronto a captare lo spunto, oltre il mall, il franchising, e il fuorituttosottocosto.

Dunque, la scerafata. Il termine arcano (per dire, Google non restituisce in proposito nessun risultato, anche se la sostanza è vecchia quanto la prima bancarella, e di sicuro della parola esisteranno chissà quanti sinonimi) arriva da Giorgio Lucenti, titolare insieme con i fratelli Pietro e Remo di uno dei principali negozi di abbigliamento per uomo di Pesaro, chiuso nel 2008 dopo sessant’anni di gloriosa carriera (tra i riconoscimenti assegnati a Giorgio anche l’Aquila d’oro della Confcommercio di Pesaro, che premia oltre quarant’anni di ininterrotta attività).

Dunque, la scerafata. Personaggi: l’imbonitore (il venditore), lo sceraffo (il compare). Tra le bancarelle ce n’era una gestita da un certo Torcoletti [l’imbonitore], che vendeva caramelle e ‘luperie’. Per attirare i clienti, per dare il via alle vendite, preparava tanti mucchietti di caramelle: “caramelle a 10 lire...”, decantava; uno di noi, figli e garzoni degli altri venditori [il compare], si faceva avanti e si avvicinava al banco: “due sacchetti per me!”. A quel punto Torcoletti ammoniva “ah no, non più di un sacchetto a testa”, come se la scorta di caramelle non fosse sufficiente a soddisfare tutte le richieste. Nove volte su dieci la “gag” riusciva, la bancarella cominciava ad affollarsi, e le vendite si impennavano. (Avete presente il “sottocosto - offerte soggette a quantitativi limitati” delle grandi catene?).

Dalla memoria di Giorgio Lucenti emerge anche una piantina con la distribuzione delle bancarelle del settore tessuti che, nel mercato pesarese dell’immediato dopoguerra, in piazzale Garibaldi, occupavano appunto l’area dove attualmente si trova l’edicola. All’angolo con via Oberdan c’era la bancarella di mio padre Umberto, con il quale lavoravamo anche noi figli; seguivano, in direzione della stazione ferroviaria, Saponaro di Fano, Volponi di Pesaro, Mario Bezziccheri di Montecchio, Riminucci di Montelabbate, Luigi Cermatori e Cardellini, entrambi di Pesaro. Davanti al Rossini c’erano invece le bancarelle più piccole, e i venditori ambulanti, soprattutto maglieria e chincaglieria, spesso non avevano un banco ma un telo steso a terra.

Indelebile la sequenza settimanale dei mercati, che Lucenti sgrana senza esitazioni: Lunedì Mondolfo, Martedì Pesaro, Mercoledì riposo o, una volta al mese, la fiera a Mondaino o altrove; Giovedì Senigallia, Venerdì Saltara, Sabato Fano, Domenica? Domenica Cattolica, oppure qualche fiera. Eh, i mercati li abbiamo fatti per vent’anni... Figlio di Umberto, Giorgio Lucenti cresce con i fratelli tra vestiti e tessuti: Appena arrivati a Pesaro, tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta, i miei genitori hanno aperto un negozio in via Branca. Venivano dalla Romagna, mio padre era originario di un paese vicino a Bologna. Ma anche dopo aver aperto il negozio non hanno smesso subito di fare i mercati, prima si spostavano col cavallo, poi con un furgone FIAT (nell’abitacolo c’era posto per sole due persone, e così due di noi viaggiavano sul tetto) e, dopo la guerra, con un’ambulanza Austin inglese, riadattata e riverniciata, che avevamo acquistato dall’ospedale di San Costanzo. A proposito di guerra, come molti pesaresi eravamo sfollati dalle parti di Pian del Bruscolo, e mio padre si trovava nel Circolo di Montecchio la sera dello scoppio, il 21 Gennaio del 1944.

Sgnicc; sgnicc;... Con fare sornione Lucenti si sofferma tra sé su uno scioglilingua appreso dai genitori, la cui trascrizione ci appare impossibile, un gergo mutuato dalla lingua degli zingari, parole da masticare tra i denti per scambiarsi commenti, istruzioni, o anche solo apprezzare le grazie di qualche bella ragazza di passaggio. Il primo negozio era in via Cattaneo [di fronte al Molino Albani, recita una réclame del 1951], poi ci siamo trasferiti in via Branca, dove ora si trova “Massimo calzature”[per inciso, fondato dal figlio di Pierino Massalini, calzolaio e memoria storica di Belvedere Fogliense] e infine, nel 1962, si è trasferito in via Branca angolo via Cattaneo, in Galleria Roma.

Come Giorgio Lucenti, anche Cermatori e Cardellini ben presto amplieranno la loro attività, diventando titolari di due tra i più grandi negozi pesaresi del settore tessile. Originario di Tavullia, Luigi Cermatori si stabilisce a Pesaro tra il 1945 e il 1946 e, insieme con il fratello Silvio inaugura la propria attività esponendo la mercanzia su una bancarella di fortuna, allestita grazie a un tavolino preso a prestito dal “Caffè della Peppina”, conosciutissimo ritrovo di piazza Lazzarini - il Trebbio. Nel 1960 già la scritta “Cermatori” in eleganti lettere al neon fa bella mostra di sé sul palazzo all’inizio di viale XI Febbraio, sovrastando bonaria tessuti e ‘confezioni’ in vetrina. E qui ho anch’io una chicca, interviene Gianni Pentucci, mostrandoci una comunicazione su carta intestata di Cermatori Luigi tessuti che discretamente invita il pregiatissimo signore in indirizzo a venire a parlare con urgenza da me per cose che Vi riguardano. Non c’è privacy che tenga di fronte allo stile di questa lettera commerciale impostata con garbo deciso, in realtà né più né meno che un sollecito di pagamento.

Parlando di ambulanti non possiamo non ricordare anche Nando Piovaticci conclude Lucenti: prima di aprire il negozio di via Branca anche lui faceva i mercati, aveva un camioncino Ford del 1922 che non partiva mai. Anche allora trattava articoli di gomma, camere d’aria, copertoni, tubetti di mastice e simili. E chissà se anche allora omaggiava i clienti con qualche strofa composta in dialetto, come avrebbe fatto in seguito, quando ogni acquisto nel suo negozio - siamo ancora in via Branca, ex via dei Calzolai - era accompagnato da un foglio piegato, fitto di parole. I ragazzi alzavano le spalle, questo signore bizzarro, un po’ fissato con ‘sto dialetto, chi l’avrebbe mai detto che Pesre vechia (Nando Piovaticci, Pesre vechia, Pesaro 1974) ci sarebbe diventata così cara?

 

Le testimonianze di Luciano Cecchini e Giuliana Cermatori Cecchini, Giorgio Lucenti, Giorgio Valchera e Gianni Pentucci sono state raccolte a Pesaro, tra il Settembre 2010 e il Maggio 2011.

Il testo riportato sopra è un adattamento dell'articolo composto per il  numero due della rivista "Promemoria"

 

 

 

I ricordi di Giuliana Cermatori Cecchini

 

Mio padre ha iniziato l’attività di commerciante all’età di 11 anni (1914 - ‘15), con quattro fratelli più piccoli, ereditando una piccola bottega situata nel castello di Tomba (Tavullia), dove si vendeva di tutto: generi alimentari, cappelli, zoccoli, terraglie, articoli per la campagna, ferramenta. Questo miscuglio di roba (come diceva lui) non piaceva a mio padre e non rendeva quanto egli avrebbe voluto, per sfamare tutta la famiglia. Cercò allora di specializzarsi in un settore, quello dei tessuti. Si era fatto un buon nome a Tomba e nei dintorni e così molti fornitori lo aiutarono. Si trasferì nel Borgo, dove comprando una casa in costruzione aprì il negozio in via Roma (attuale Banca dell’Adriatico). Contemporaneamente svolgeva l’attività di ambulante: Pesaro, Sant’Angelo in Lizzola, Montecchio, Cattolica... dapprima con il cavallo, poi con la Balilla, sino all’inizio della guerra aiutato dal fratello Silvio. Finita la guerra, poiché aveva perduto tutto, con poche pezze di stoffa e una motocicletta BSA venne a fare il mercato a Pesaro.

Continuò a fare l’ambulante e a gestire il negozio di Tavullia con l’aiuto del fratello Silvio, della moglie Iolanda e della sorella Maria; anche la moglie di Silvio, Maria, collaborava all’attività di famiglia. Nel 1950 comprò una casa a Pesaro, in piazza Garibaldi - viale XI Febbraio e aprì un negozio, pur continuando a lavorare come ambulante, anche se meno assiduamente. Poiché nel commercio bisogna sempre stare al passo coi tempi (diceva), ed essere lungimiranti, al posto della casa con l’aiuto delle banche, la vendita di alcuni appartamenti e il buon nome i fratelli Cermatori edificarono l’attuale palazzo che da loro ha preso il nome, definito all’epoca da un articolo sul “Resto del Carlino” biglietto da visita della città, e inaugurarono un negozio per quei tempi grandioso: era il 1960. Si vendevano ancora solo tessuti.

Alcuni anni più tardi Luigi e Silvio ebbero l’autorizzazione anche per la vendita di confezioni e accessori. Purtroppo nel 1963 Silvio morì, e mio padre Luigi rimase a capo delle due famiglie, coadiuvato nell’attività commerciale, qualche anno dopo, da mio fratello Francesco. Si divisero in seguito le attività: “Cermatori classico” e “Cermatori sport”. Tuttora “Cermatori sport” è gestito dagli eredi di Silvio.

Giuliana Cermatori Cecchini, Pesaro, Maggio 2011

 

Mercanti & ricordi, le immagini

Pesaro, 1948-1950. Il banco di tessuti di Umberto Lucenti.
Pesaro, 1948-1950. Il banco di tessuti di Umberto Lucenti. Nella foto, da sinistra: Giorgio e Pietro Lucenti, figli di Umberto, Santina Cerri, sua moglie, il commesso Fernando Bocconi detto "Bucon".
L’ambulanza Austin trasformata in ‘furgone per mercati’ da Umberto Lucenti
L’ambulanza Austin trasformata in ‘furgone per mercati’ da Umberto Lucenti e, a colori, un’ambulanza Austin in uso durante la seconda guerra mondiale (raccolta Giorgio Lucenti, Pesaro).
Un’ambulanza Austin in uso durante la seconda guerra mondiale

Umberto Lucenti, inserzione pubblicitaria da Pesaro, piccola guida 1951, Pesaro 1951.
Umberto Lucenti, inserzione pubblicitaria 1951
Senigallia, anni Cinquanta del ‘900. Florindo Valchera con i suoi articoli Zed - Solingen e la sua Topolino giardinetta in metallo (raccolta Giorgio Valchera, Pesaro)
Senigallia, anni Cinquanta del ‘900. Florindo Valchera
Anni Cinquanta del ‘900. La bancarella di Luigi e Silvio Cermatori (sopra) e due immagini della casa che sorgeva dove si trova l’attuale palazzo Cermatori (anni 1955-1960 circa); il negozio Cermatori negli anni Sessanta del '900 (raccolta Giuliana Cermatori Cecchini, Pesaro).
Anni Cinquanta del ‘900. La bancarella di Luigi e Silvio Cermatori


il negozio Cermatori negli anni Sessanta del '900

Un sollecito di pagamento della ditta Cermatori datato 1974 (raccolta Gianni Pentucci, Pesaro)
Pesaro, Maggio 2011. Da sinistra: Giorgio Lucenti, Luciano Cecchini, Gianni Pentucci e Giorgio Valchera
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