sabato 25 maggio 2019

Dall'archivio di Concetta Mattucci: i Conti Spada

di Cristina Ortolani

 

 

La cultura di una nazione ha mille colori: in occasione dei recenti festeggiamenti per l’Unità d’Italia, Concetta Mattucci, discendente dei Conti Spada di Pesaro, ha recuperato per noi alcune memorie di famiglia, dagli Eroi alle cucine

Molte sono le tracce del Risorgimento nelle memorie di famiglia: trisavoli garibaldini con le loro camicie rosse, sciabole, medaglie e attestati del Re ai quali spetta il posto d’onore in bauli ben lucidati o tra le pagine di album dalle copertine di marocchino. Non è da tutti, però, annoverare tra i rami dell’albero genealogico due fratelli legati da vincolo d’amicizia a Massimo D’Azeglio: dall’archivio privato di Concetta Mattucci, discendente dei Conti Spada di Pesaro, vi proponiamo qualche nota su una famiglia protagonista delle vicende che portarono all’Unità d’Italia.

Con D’Azeglio, negli anni 1845 e 1847 ospite glorioso i fratelli Alberico e Adolfo Spada cospirarono per la redenzione d’Italia, ricorda la lapide devotamente apposta dai cittadini di Pesaro sulla facciata del palazzo avito (Palazzo Fronzi, poi Spada) nel cinquantenario della Liberazione.

Nel 1847 segnalati dalla polizia provinciale di Pesaro per essere infaticabili nel senso della rivoluzione, Adolfo (1811-1869) e Alberico Spada (1821-1860) furono a più riprese incarcerati per la loro attività rivoluzionaria. Dopo aver combattuto nel 1848 a Vicenza, Adolfo fu tra i principali promotori dei Comitati nazionali, attività che nel 1859 gli costò l’esilio. Nel 1860 seguì l’esercito piemontese a Pesaro con il marchese Luigi Tanari, il quale, divenuto Commissario provinciale, lo nominò tra i componenti la Giunta provvisoria.  Alberico partecipò alla assemblea Costituente della Repubblica romana dove votò in favore della repubblica, divenendo in seguito uno dei membri del governo provvisorio dell’Emilia Romagna. Infine, oltre a Adolfo e Alberico anche Augusto e Michelangelo Spada diedero l’opera loro alla causa della patria redenzione, come sottolinea l’opuscolo di Domenico Spadoni dal quale sono estrapolate le notizie di questa pagina (D. Spadoni, I Conti Spada nel Risorgimento italiano, Macerata 1910).

  

 

 

Ricette d’Italia. Costanza Porta e Luisa Spada

Tra le carte conservate da Concetta Mattucci vi sono anche i Ricettari di Costanza Porta e della nipote Luisa Spada, nonna di Concetta.

Quasi centocinquant’anni di tradizioni alimentari (il quaderno di Costanza reca in copertina la data 1874), un modo per ripercorrere la storia del nostro paese e ricordare da un insolito punto di vista l’anniversario dell’Unità d’Italia. Se nelle ricette di Costanza riconosciamo parole e sapori della sua terra d’origine, Albenga, in provincia di Savona (il bonetto, una sorta di budino, i bascin, dolcetti speziati tipici della zona), scorrendo le pagine del quaderno di Luisa Spada nata Carnevali rimaniamo colpiti dalle ricette autarchiche al gusto di Vegetina Buitoni, una miscela di farine per il pane ottenuta dalla macinazione di lupini, ceci, ghiande, castagne, fagioli e piselli.

In questi fogli logori, resi fragili dall’uso, la Storia si affianca a storie minute ma tanto significative: parla di famiglia e di donne il tramandarsi della scienza culinare che si legge nel palinsesto delle grafie; alla mano di Luisa si alterna quella di sua figlia Sandra, e non meno preziose sono le ricette dell’Amedea o della Giustina, le donne di servizio (non esistevano ancora le colf, figlie del politically correct) o dell’Adele, che in casa Spada era addetta ai lavori di cucito. Del resto anche Pellegrino Artusi aveva composto un cospicuo trattato riunendo spunti ascoltati un po’ ovunque, soprattutto dalla sua cuoca Marietta Sabatini.

Lo spazio basta appena per ricordare che Virginia Porta, figlia di Costanza (e bisnonna di Concetta), oltre a Luisa ebbe da Raniero Carnevali altri due figli, Ada e Francesco, quel Francesco Carnevali al quale dobbiamo tante indimenticabili pagine di fiaba, illustratore tra i più grandi d’Italia.

 

 

 

Andrea Carnevali

Giuseppe Castellani (1812-1891), ritratto di Andrea Carnevali, collezione Gianfranco Carnevali, Urbino.

Andrea Carnevali fu ucciso in combattimento a Vicenza nel 1848; il fratello di Andrea, Francesco Carnevali (prozio dell’omonimo illustratore), aveva sposato Carlotta Spada, sorella di Adolfo.

 

 

 

I materiali proposti in questa pagina provengono, salvo diversa indicazione, dall'archivio di Concetta Mattucci, Pesaro. Sono stati raccolti in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia e pubblicati nell'ambito dell'esposizione L'anima, il cibo. A tavola con un paese (Belvedere Fogliense di Tavullia, Novembre 2011) e sul numero 3 della rivista "Promemoria"

 

La Famiglia Spada. Le immagini

La facciata di Palazzo Fronzi poi Spada in via Branca, a Pesaro e lo stemma di famiglia
Sotto: la lapide che ricorda Adolfo e Alberico Spada sulla facciata di palazzo Spada
Alberto Spada, caduto nel 1915, durante la I guerra mondiale
La targa della via dedicata ad Alberto Spada, nei pressi del palazzo di famiglia (fotografie di Fausto Schiavoni, Pesaro)
Costanza Croce Porta in una fotografia del Maggio 1860
Il frontespizio e una pagina del ricettario di Costanza Croce Porta (1874)

Il frontespizio del "Quaderno di ricette gastronomiche" di Luisa Carnevali Spada, nipote di Costanza, iniziato negli anni Trenta del ‘900
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