mercoledì 13 novembre 2019

Pesaro, dagli album di Massimo Magi e Paolo Pompei

Tra i primi materiali arrivati a Pesaromemolab vi sono immagini e ritagli stampa inviati da Massimo Magi e Paolo Pompei, cultori di storie pesaresi che, oltre all’interesse per le memorie della loro città, condividono anche la passione per il ciclismo. Grazie a Massimo Magi ricordiamo, insieme con la figura di suo padre Bendino, i selcini di Fiorenzuola di Focara e il grande Giovannino Guareschi, del quale Bendino fu attendente nel 1935; Paolo Pompei ci segnala invece una chicca legata al mondo delle due ruote, la prova di velocità del piccolo Riccio, baby ciclista che nel 1950 stupì il pubblico di mezza Italia, Pesaro compresa, sfrecciando sulle piste dei velodromi a 43 chilometri orari.

 

 

Giovannino e il suo attendente. Dall’album di Massimo Magi

Nell’aprile del 1935 l’inventore di Don Camillo che delinea con spassosa comicità la piccola guerra tra il parroco di campagna Don Camillo e il sindaco comunista Peppone, era ufficiale dell’esercito al VI Reggimento Artiglieria Corpo d’Armata di stanza a Modena, e il pesarese Bendino Magi il militare di truppa assegnato al suo servizio personale. Un anno di vita con il grande scrittore che è rimasto nella mente e nel cuore di mio padre (1914-2008), ex dipendente comunale in qualità di selcino, operaio specializzato nella pavimentazione stradale (Massimo Magi, La voce del cittadino, 14 agosto 2008, da www.cami74.com).

Testimonianza di questo incontro è tra l’altro una lettera inviata da Bendino al suo Tenente nel 1954, durante il periodo in cui Guareschi si trova nel carcere “San Francesco” di Parma, condannato per diffamazione a mezzo stampa. L’autore di Don Camillo era stato imprigionato in seguito alla querela di Alcide De Gasperi, al quale in un articolo sul “Candido” attribuiva due lettere che ipotizzavano il coinvolgimento dello statista, nel 1944, in una richiesta di bombardamenti americani per demoralizzare i collaboratori dei tedeschi (qui un approfondimento dal sito http://www.giovanninoguareschi.com). La lettera di Bendino rimase nascosta nelle maglie della censura e, secondo quanto si legge in un articolo del 2003 a firma Sergio Tomassoli, apparso su “Lo Specchio della città”, fu recuperata circa cinquant’anni dopo da Carlotta e Alberto Guareschi tra le carte di una bancarella, insieme con altri documenti provenienti dagli archivi del carcere parmense.

Dell’attendente di Guareschi si occupò anche Franco Bertini, in un articolo apparso sul “Resto del Carlino” del 25 marzo 2000: ‘Nell’aprile del 1935 – racconta Magi – fui chiamato alle armi e destinato al VI Reggimento Artiglieria Corpo d’Armata di stanza a Modena e fui assegnato come attendente a un giovane ufficiale che si chiamava Giovanni Guareschi. Sono stato con lui per più d’un anno’. Guareschi non doveva essere un ufficiale molto esigente - ‘Non voleva nemmeno che gli pulissi gli stivali – continua Magi – faccio da solo, mi diceva sempre, l’importante è che mi svegli quando devo andare in caserma’. Guareschi non era nemmeno un ufficiale rigidamente legato alle regole militari, visto che durante un campo estivo nelle montagne di Paullo piazzò la sua tenda in mezzo a quelle della truppa invece che in mezzo a quelle degli altri ufficiali. ‘A Serra Mazzoni – ricorda il suo attendente di allora – se ne andava in giro a comperare tappeti nelle case dei contadini. Per attirare l’attenzione delle ragazze scattava fotografie, ma non aveva il rullino’. (...) Ancora oggi ricorda con commozione: ‘Guareschi mi baciò e mi disse: fai il servizio civile come hai fatto quello militare e ti troverai sempre bene’. (Franco Bertini, Io e Guareschi, da “Il Resto del Carlino”, 25 marzo 2000; leggi qui per saperne di più sul servizio militare di Giovannino Guareschi).

 

La figura di Bendino Magi, nato a Santa Maria delle Fabbrecce ma residente dall'età di un anno a Casteldimezzo, ci offre la possibilità di ricordare poi i selcini di Fiorenzuola di Focara: tra le immagini segnalate da Massimo Magi vi è infatti anche un ritratto di gruppo del 1935 che raffigura la Cooperativa Selcini di Cattabrighe, oltre a una fotografia databile agli anni Cinquanta del ‘900 che mostra alcuni selcini al lavoro. Documentata dal XVI secolo, ma praticata da tempi ben più lontani, l’attività di estrazione di pietra dalle “rive” è una voce importante dell’economia di Fiorenzuola, oggi frazione del Comune di Pesaro, nota ai più per la citazione che ne fa Dante nel XXVIII Canto dell’Inferno.

 

Il lavoro dei selcini consiste nel cavare o radunare le pietre che il continuo franamento della rupe costiera riversa sullo stretto orlo di spiaggia e perfino in mare, spaccare i gogoli, formarli, ammonticchiarli, trasportarli via mare, metterli in opera dove richiesto in lavori prevalentemente di lastricatura: vie, piazze, marciapiedi, banchine portuali e ferroviarie eccetera. (...) E’ un lavoro durissimo, particolarmente d’inverno, fino a sedici ore sulla spiaggia “senza altro riparo che un paravento di canne”; richiedendo conoscenza della materia e perizia nel trattarla, comporta una fase di apprendistato molto lunga. A fine secolo si costituisce una società di mutuo soccorso, nel 1919 viene fondata una cooperativa, che giungerà a riunire 54 soci e ad assicurarsi importanti commesse a Viterbo, Ascoli, Ancona, Ravenna, Bologna e naturalmente in tutti i centri più vicini. La crisi, determinata dalla concorrenza dell’asfalto e del porfido – i materiali che oggi [1989, n.d.r.] insipientemente trionfano per le strade di Fiorenzuola – indurrà molti selcini a emigrare in Svizzera già tra le due guerre, e infine a sciogliere nel 1963 la cooperativa (I selcini di Fiorenzuola, da G. Allegretti – C. Vernelli, Il popolamento di Fiorenzuola, “Costellazioni” n. 9, Comune di Pesaro / Ente Parco Naturale Monte San Bartolo, 1993; pp. 38-39).

 

 

 

 

 

 

Riccio, il baby ciclista prodigio. Dall’album di Paolo Pompei

Riccio insieme con Renato Pompei, Pesaro, 1950
Pesaro, 1950. Maurizio Mingardi detto 'Riccio' insieme con Renato Pompei (collezione Paolo Pompei, Pesaro)

Dal “Giornale dell’Emilia” del 3 novembre 1950, cronaca di Pesaro, leggiamo una notizia di 60 anni fa che farebbe impallidire i tanti cicloamatori che oggi cercano in tutti i modi di migliorare le loro prestazioni sportive. Il piccolo “Riccio” (al secolo Maurizio Mingardi), pistard di sei anni, nel corso della riunione ciclistica sulla pista di cemento dello stadio Benelli di Pesaro del giorno 1 novembre 1950, si cimenta nel “giro lanciato a cronometro” e “dietro motori” sulla distanza di 2 chilometri realizzando un ottimo tempo e girando alla media di 43 km orari! Il piccolo ciclista-prodigio si esibiva gratuitamente nel corso delle riunioni in pista ricevendo attestati di simpatia e applausi a non finire da parte del pubblico che allora affollava numeroso i velodromi italiani. Vediamo “Riccio” ritratto nella foto con un allievo del gruppo sportivo C.S.I. di Pesaro, Renato Pompei, mio padre. L’immagine testimonia la voglia di rinascita che caratterizzava il nostro Paese e i nostri giovani al termine del Secondo conflitto mondiale e la grande popolarità che il ciclismo riscuoteva proprio in quel periodo grazie alle gesta sportive di campioni dello spessore di Bartali, Coppi e Magni (La nota è già apparsa su “Lo Specchio della Città” del Settembre 2010).

Così Paolo Pompei tratteggia attraverso pochi dati essenziali il padre Renato: Pompei Renato, pesarese da generazioni, idraulico, grande appassionato di ciclismo, ha dedicato interamente la sua vita alla famiglia e al lavoro.

 

Dall'album di Massimo Magi. Le immagini

Casteldimezzo – Pesaro, anni Trenta del ‘900. Domenico Magi e Filomena Salvatori (bisnonni di Massimo Magi) (tutte le immagini provengono dalla raccolta di Massimo Magi, Pesaro)
1935. La Cooperativa Selcini di Cattabrighe - Pesaro. In prima fila: il nono da sinistra, col cappello in mano è Bendino Magi
Anni Cinquanta del '900. I selcini di Fiorenzuola di Focara al lavoro
Pesaro, scuola “G. Perticari”, a.s. 1965-’66; classe III elementare. In prima fila: il secondo da destra è Massimo Magi
San Donato in Taviglione, Sassocorvaro (PU), luglio 2011. La bicicletta di Massimo Magi
Pesaro, 29 febbraio 2012. Buon compleanno Gioachino: Massimo Magi in “un clic con Rossini”
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