mercoledì 13 novembre 2019

Novilara, ricordi di scuola

Una filastrocca in dialetto illumina uno a uno i volti di una fotografia, il ritratto di una scolaresca negli anni Sessanta del ‘900: siamo a Novilara, e Maris Galdenzi, oggi presidente del Quartiere 3 Colline e Castelli, dedica un Amarcord ai suoi compagni di classe. Tra loro Graziano Rossi (il babbo di Valentino) e Severina Delbianco, presenti in una delle due immagini (1964) provenienti dalla raccolta di Marco Delbianco, fratello di Severina.

(Per avvicinarsi alla lingua dialettale pesarese, che a Novilara già risente di influenze fanesi rimandiamo alla voce di Wikipedia Dialetto gallico marchigiano; qui puoi trovare un approfondimento su Odoardo Giansanti, il più importante poeta dialettale pesarese; qui, infine, puoi vedere due immagini attuali della scuola di Novilara, dal sito della Marche Film Commission).

 

5 aprile 1992. Molti anni dopo, un’altra scuola elementare a poca distanza dal castello di Novilara accoglie un’importante personalità politica, tornato nel minuscolo borgo di Cerreto per le elezioni politiche: ancora Maris Galdenzi scova dagli archivi del “Corriere della Sera” un articolo di Bruno Tucci che racconta il voto di Arnaldo Forlani, domenica 5 aprile 1992.

L’articolo, che potete leggere a questo link, è un’occasione per riandare con la mente a un anno cruciale della nostra storia, un periodo che forse più di quanto pensiamo ha segnato il nostro presente (tra le tante analisi apparse recentemente sui media segnaliamo un’intervista al politologo Ilvo Diamanti, dal programma tv “La storia siamo noi”).

A Wikipedia, invece rimandiamo per un quadro generale delle elezioni del 1992: le prime senza il Partito Comunista Italiano (al suo posto il Partito Democratico della Sinistra), nelle quali la Democrazia Cristiana toccò il suo minimo storico, e che videro la prima netta affermazione della Lega Nord.

  

 

 

 

 

 

Amarcord

di Maris Galdenzi

 

Ce sem lascet in tel sessantacinq

Sembra ier ma i è più de quarantacinq

El ricord l’è ancora intat

Cum la foto ch’avem fat

 

Era el temp dla fanciullezza

E femi tutti un po’ de tenerezza

 

Tun cla class del prim pien

En paseva giorne che an stemi insiem

 

In ultma fila c’era Pachiet

Che en i piaceva el gioc del fazulett

Vers la fnestra c’era el fiol de Chesalen

Sempre pront a fè el casen

 

La fiola dla guardia se vanteva sempre tant

Che en lasceva mei el prem banc

 

C’era l’Americhen

Che in tla storia en aveva mei bsogn dna men

 

C’era la nipot dla Sunta

Che en aveva mei la lengua spunta

C’era la Curazeta

Che nisciun l’ha mei considereta

 

En pudeva manchè el fiol de Bardeggia

Che in tel disegn l’era una scheggia

 

C’era chi niva dai mont de Cartucet

L’ariveva un po’ tardi pro è ne mei manchet

 

C’era fiola de Cesre d’Franca

Che pur da ni sa l’ape feva finta d’essa stanca

 

Nonostant l’an ce sia in tla fotografia

Anca la fiola dla Candida feva part dla cumpagnia

 

C’era la fiola del segreteri

Che in matematica l’a javeva di problema seri

 

Le Carlon le iera do surel

E tut le maten le niva dall’incasel

 

Vicen a la porta c’era Zunghet

Sempre pront a dmandè da gi al gabinet

 

C’era el fiol de Shcon

Che tun parech materi l’era un po’ frignon

 

El fiol de Portavia niva dalla Madona di Masa

L’aspeteva la ricreazion per pudé giuchè a scatasa

 

C’era el fiol de Tuben

Che en studiava mei le tabelen

 

Tut le maten da Sant’Andrea ariveva Negusanti

Che per giuchè sa i figuren en giva mei ti post davanti

 

Vicen al mur c’era la Baldena

Mei scomposta e sempre serena

Davanti la lavagna c’era la fiola del spasen

Sempre pronta a disturbè el cumpagn vicen

 

C’era anca el sottoscret

Che tucheva solecitel per non fel ste sempre zétt

 

E per finire c’erano anche Emma e Bino

Il cui ricordo è ancora molto vicino

 

Jè stat verament di gran bei temp

Che ogni tant jartorna in ment

 

E tut le volt cha pas davanti la scola

Ma chi an el pensier sempre el vola

 

 

Cerreto di Novilara, Pesaro. 5 aprile 1992

Bruno Tucci, Forlani e Craxi, ottimisti sotto la pioggia da “Il Corriere della Sera”, 6 aprile 1992

Il seggio è il numero 43 della scuola elementare. Il segretario, che indossa un abito grigio scuro, sorride, saluta tutti con cordialità (...) Qui è molto popolare... I più anziani lo considerano un vecchio amico, lo chiamano per nome e si rivolgono a lui in dialetto. Novilara è un’antica città, dove sono state trovate anni fa tracce di una necropoli picena. Una volta era Comune, oggi è poco più di un villaggio abitato da 400 anime. Il popolo qui è schietto, abituato a parlare senza peli sulla lingua, anche con lo stesso Forlani. E al leader democristiano si rivolge apertamente. Prima un’anziana signora gli chiede se può interessarsi di una sua pratica che riguarda la ristrutturazione di una vecchia casa. Forlani promette, le risponde di stare tranquilla. Poi è la volta di un uomo con i capelli bianchi che parla a nome di tutti. Si tratta di un problema vecchio: quello delle mura del paese, logore e fatiscenti.

Continua a leggere l'articolo sul sito del "Corriere della Sera".

 

Novilara, ricordi di scuola. Le immagini

Due immagini dalla raccolta di Marco Delbianco (Novilara - Pesaro); sopra: Novilara, 1960. Si riconoscono: in basso a sinistra, Maris Galdenzi; vicino a lui Severina Delbianco e, alle sue spalle, Graziano Rossi ("Portavia"). In piedi sulla destra, Canciani, giocatore della Robur pallacanestro.
Sotto: Novilara, 1964.
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